LA NECESSITÀ DELL’UMANIZZAZIONE DELLE CURE

Il concetto di Umanizzazione delle cure va inteso come attenzione posta alla persona nella sua

totalità per i bisogni organici, psicologici e relazionali.

Il rispetto per la qualità e la dignità di ogni persona dovrebbe essere l’elemento fondamentale di tutte le decisioni che riguardano la progettazione dell’assistenza.

Questo richiede un modo di considerare l’uomo e il servizio sanitario-assistenziale che esige impegno a tutto campo ed elaborazione di un sapere non univoco e non parcellizzato, messo a disposizione di tutti per il servizio e la promozione della vita, sempre e comunque. Una sollecitudine per il malato che investe anche le relazioni intercorrenti tra operatore sanitario e paziente, affinché la cura sia efficace e l’unità e l’integralità della persona ne escano rafforzate.

Premesso tutto ciò, possiamo articolare il processo di “Umanizzazione delle cure e assistenza” in varie fasi, distinte logisticamente ma legate da un filo comune continuo rappresentato dal malato inteso come persona fisica, psicologica, umana e non come soggetto-oggetto da sottoporre a una serie di valutazioni tecnologiche sempre più sofisticate e sempre più causa di distacco tra operatore sanitario e malato.

 

Le varie fasi che possiamo articolare, a nostro avviso, in un progetto operativo di “Umanizzazione delle cure” sono le seguenti:

  1. Accoglienza dell’utente e dei famigliari nel nuovo contesto sanitario
  2. Umanizzazione e comunicazione tra gli operatori sanitari
  3. Umanizzazione nei confronti dei familiari
  4. Umanizzare la fase terminale

 

a) Vedere l’essere umano dal punto di vista olistico, saper tener conto dei suoi aspetti biologici, psicologici, sociali e spirituali; la scala dei bisogni di Maslow; i riscontri psicologici nell’essere in una casa di riposo o in un centro diurno o in una comunità; le dinamiche con i familiari; la tutela del rapporto con la società, la scuola e il paese; la qualità di vita dell’utente; creare progetti individualizzati.

b) Gestione dei rapporti dal punto di vista multidisciplinare, tra colleghi di diversa formazione, per esempio educatore, Oss, Asa, Infermiere e amministrativo; gestione dell’equipe e dei conflitti; trovare il vocabolario comune; formulare i progetti tenendo conto dei punti di vista disciplinari diversi.

c) Accoglienza dei familiari (genitori e fratelli); il vissuto dei familiari e il vissuto dei fratelli come futuro sostegno; il consenso informato; importanza della comunicazione, informazione e educazione dei famigliari; la loro partecipazione alla vita della comunità/centro; l’ascolto dei loro bisogni.

d) Quando e come informare sulla fase terminale, rivolto sia al disabile che all’anziano; accogliere e stare con la sofferenza; comunicare con i familiari e condividere questo passaggio sia praticamente che emotivamente; la gestione del lutto; accogliere la malinconia degli operatori e degli amici utenti; gestire l’assenza “dell’amico” nel gruppo degli utenti; celebrazione del lutto.

Ogni fase ha una durata di 8 ore e può essere gestita singolarmente

Area: 
Altro
Durata (ore): 
32
Tipologia di corso: 
A catalogo
Regione: 
Nazionale